Da sempre gli uomini percorrono il mondo creando sulla sua superficie le strade: l’obbiettivo legato alla sopravvivenza o allo scambio e quindi al commercio ha come risultato ultimo l’incontro, la comunicazione, la conoscenza. Tuttavia, altre contrade ha percorso l’uomo verso altri confini, meno legati alla realtà della sua esistenza fisica: sono le vie che conducono alle mete dello spirito, a cercare una ragione che spieghi il mistero della nostra effimera esperienza umana. La strada diventa allora “la Via”, metafora cioè della vita che è veicolo, passaggio verso l’infinito e per chi crede verso l’eterno. San Francesco si pone proprio come “l’uomo della strada”, infaticabile nel cammino verso la conquista della sua maturità spirituale, verso la solidarietà e la fratellanza.
San Francesco e la Valle Santa
San Francesco si innamorò della Valle Reatina, dove arrivò per la prima volta nel 1208, considerandola, accanto ad Assisi e
alla Verna nel Casentino, una delle sue tre patrie, tanto che la Valle è stata definita da allora “la Valle Santa”. Il Santo attraversò numerose volte la Conca Reatina: la prima nel 1208, seguì un lungo soggiorno nel 1223 ed un altro dall’autunno 1225 all’aprile 1226. San Francesco si spostò in continuazione tra gli eremi ed i piccoli santuari della valle, disposti idealmente secondo la linea di una croce mistica. Il Cammino di Francesco nella Valle Santa, è un anello di circa 80 km, che si snoda attorno a Rieti , comprendendo Fontecolombo, Greccio , Poggio Bustone, il bosco del Faggio di San Francesco a Rivodutri, la Foresta e la vetta del Terminillo.
Da Fontecolombo a Greccio
La prima tappa è Fontecolombo, chiamato così dal Santo perché vide abbeverarsi delle colombe ad una sorgente. San Francesco vi individuò una piccola cappella – la cappella della Maddalena – per le meditazioni, disegnando sul muro il famoso TAU, come simbolo di redenzione. Sotto la cappella, vi è il Sacro Speco: qui, nel 1223, dopo 40 giorni di digiuno e di preghiera, San Francesco vi dettò la regola francescana. La tradizione narra che una notte il Santo sentisse tra i rami di un leccio la voce di Dio, che gli suggeriva le norme della Regola, esortandolo alla povertà ed all’obbedienza.
Il Cammino ci porta poi all’affascinante santuario di Greccio, arroccato su uno sperone di roccia a705 metri di altezza: Francesco vi volleil primo Presepe vivente nella storia con un significativo gesto interreligioso. Infatti, Francesco chiese che fossero portati un bue, un asinello e della paglia, simboli dell’Ebraismo, dell’Islamismo e del Cattolicesimo.
Da Poggio Bustone a La Foresta
Attraversando la Riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile , arriviamo a Poggio Bustone, dove sorge il Santuario di San Giacomo. Qui Francesco, ospitato dai Monaci Benedettini, ricevette il perdono dei peccati e gli venne rivelato che il suo Ordine si sarebbe espanso. Quando Francesco scese dall’eremo, era una persona più forte: affrontò il Papa in Laterano ed ottenne l’autorizzazione per la Regola del nuovo Ordine dei Mendicanti.
Nel Bosco di Rivodutri vive il Faggio di San Francesco, unico per la sua forma incredibile. Il diametro della chioma è di 22 metri con un formidabile intreccio di rami e foglie. La tradizione vuole che la pianta modificò la sua forma, aprendosi ad ombrello, per proteggere Francesco da un violento temporale.
Nelle vicinanze c’è La Foresta dove il Santo soggiornò per un breve periodo presso la Chiesa di San Fabiano (il Santuario di Santa Maria della Foresta) e dove cominciò a comporre il Cantico delle Creature. La leggenda racconta che la vigna annessa fu devastata dagli abitanti, accorsi in massa per vedere il Santo. Allora Francesco dai pochi grappoli rimasti fece sgorgare miracolosamente un abbondante mosto.
L’ultima tappa è la vetta del Terminillo: Pio XII nel 1939 dichiarò San Francesco Patrono d’Italia, i frati francescani costruirono così qui il Tempio Votivo Nazionale che custodisce l’urna contenente la reliquia del corpo del Poverello.
Il Cammino di Francesco si conclude, lasciando dentro di noi una leggerezza nell’anima, un ricordo indelebile di un paesaggio che stupisce, aspro e romantico … un nuovo timbro sul passaporto del pellegrino ed un cordoncino con appesa una minuscola TAU… ed un po’ di terra e sassolini negli scarponi da trekking.
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