La Collegiata dell’Annunziata è probabilmente coeva della fondazione di Collevecchio, la troviamo citata nel 1343 nel noto Registrum Iurisdictionis Episcopatus Sabinensis da cui apprendiamo che la chiesa principale era all’epoca Sant’Andrea, dotata di un arciprete e cinque canonici, mentre la SS. Annunziata era “capellam sancte Marie positam in predicto castro”. Dunque si trattava di una “cappella”, ove quindi non risiedeva un sacerdote, al servizio del castrum. Nel ‘400 venne innalzata a “collegiata”, ovvero come sede di residenza di un “collegio” di canonici che viveva sotto un’unica regola e che costituiva il “capitolo”.
Il portale della chiesa è del XV secolo mentre nel 1550 l’edificio venne restaurato completamente come ricorda la lapide sulla sua facciata. Il campanile romanico con doppio ordine di bifore fu danneggiato da un fulmine intorno al 1780 e ricostruito. L’interno della chiesa ha invece una configurazione barocca risalente al XVIII secolo.
La SS. Annunziata conserva soprattutto due opere che meritano la visita. Nella cappella alla destra dell’altare, un crocefisso ligneo policromo, probabilmente alto medievale, di stile bizantino, proveniente dalla cappella di San Valentino e ancor prima dalla chiesa del castello di Mozzano. Il crocefisso è posto all’interno di una pala del secolo XVII che rappresenta due angeli, la Madonna e San Giovanni (questi ultimi due dipinti sugli sportelli di un armadio reliquiario posto dietro il crocefisso). Nella cappella a sinistra dell’altare è invece esposta una deposizione eseguita nel 1435 da un pittore fiammingo, copia di un originale di Roger Van der Weyden, (1399 – 1464).
Nell’abside sono ricordati due illustri collevecchiani: a destra dell’altare il busto, attribuito al Bernini, di Marcantonio Cerbelli, morto nel 1630, figlio di una sorella di Monsignor Paolo Coperchi, il quale, come ci dice lo Sperandio nella sua “Sabina Sacra e Profana”, fu “dotto e piisimo prelato della Curia Romana” e sulla sinistra un medaglione ottocentesco con il profilo di don Vincenzo Petrarca.
Se girate l’angolo della collegiata e scendete per Via Menichini (l’arco sopra la vostra testa consentiva il passaggio diretto ed “interno” tra il palazzo apostolico e la chiesa della SS. Annunziata) troverete sulla vostra sinistra il portale dell’antica cappella di San Pietro, Essa veniva utilizzata per consentire ai carcerati di partecipare alla Messa percorrendo un tratto di strada brevissimo dalla carceri. L’architrave reca due scritte sovrapposte. La prima, più antica, legge: “DIVO PETRO DICATAM”. La più recente, al di sopra, legge: “S. PETRO APOSTOLORUM PRINCIPI AD MDCCII”.






















