Il Terebinto di Montefiolo a Casperia

Per trovare (ed ammirare) il magnifico Terebinto di Casperia non dovete essere Indiana Jones: infatti sarà sufficiente risalire (anche in macchina) il pendio di Montefiolo e l’albero immediatamente a sinistra del cancello del Convento è il nostro amico.

Il Terebinto, dal nome scientifico di Pistacia Terebinthus (classificato così nel 1753 dal grande scienziato naturalista Carl Nilsson Linnaeus, di solito ricordato più brevemente come Linneo), predilige i terreni calcarei ed i margini dei boschi, esattamente come a Montefiolo. Di solito, si tratta di un arbusto o di un piccolo albero che raggiunge i 5-6 metri: dunque l’esemplare asprese, con i suoi 12 mesi, è un gigante della sua specie con alle spalle qualche secolo di “carriera”. Il suo legno, compatto ed omogeneo, si presta a lavori di tornitura anche perché bel levigabile.

L’etimologia, farebbe apparire il suo nome di origine persiana: potrebbe essersi generato dall’unione di due termini per significare “latte (quindi liquido, resina) acuto (nel senso di odore)”: non a caso, Egiziani e Greci utilizzavano una resina prodotta dalla corteccia di questa pianta denominata Trementina di Chio. Questo perché proprio nell’isola di Chio, durante l’estate, si raccoglieva questa sostanza attraverso incisioni effettuate nei tronchi. La resina era impiegata come balsamo naturale trovando una specifica applicazione contro la calcolosi. La scheda che troverete posta vicino alla pianta, ci ricorda anche che il terebinto trovava in passato utilizzo nella medicina popolare: la resina come astringente e cicatrizzante, la corteccia come elemento profumante mentre le foglie, ricche di tannino, come antitosse.

I fiori del terebindo, primaverili, sono di colore rosso e producono bacche in grappoli le quali, mature, assumono colore rosso violaceo.

Un’ultima notazione la merita il “rapporto” tra il nostro Pistacia Terebinthus e la Pistacia Vera, cioè la pianta che produce il pistacchio che tutti conosciamo e mangiamo sotto diverse forme. In Sicilia ed a Bronte in particolare (patria del noto Pistacchio di Bronte), dove è conosciuta anche come “spaccasassi” o “scornabecco”, ha l’importante ruolo di fungere da portainnesti per il pistacchio. Infatti, le sue radici forti e profonde sono in grado di farsi largo tra le spaccature della lava o della roccia e scendere in profondità rendendo possibile la coltivazione del pistacchio anche in aree dove altrimenti ciò non sarebbe possibile. A detta dei produttori, inoltre, la rusticità e la capacità del terebinto di resistere alla siccità fanno si che esso sia il portainnesto che fornisce le migliori produzioni di pistacchio con il minor numero di frutti vuoti.

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