Il Fara Jazz Festival è diventato in tre anni un palcoscenico musicale di primo livello. Si tratta della forza di una buona idea, dell’impegno degli organizzatori o ci sono altre considerazioni ?
Certamente l’impegno degli organizzatori è notevole e l’idea originaria, evidentemente, aveva una sua forza. Il festival però, mi porta a fare anche una considerazione più ampia, siamo cioè davanti ad una situazione in cui il jazz si distacca dall’ascolto di nicchia ed approda ad un pubblico più composito. Eventi come il Fara Music Festival hanno tra l’altro proprio questo ruolo: in una fase storica in cui una delle problematiche più evidenti è l’appiattimento culturale, sono necessari a dare una risposta positiva ed incoraggiare coloro che hanno la curiosità per approfondire nuovi argomenti, per lasciarsi coinvolgere in nuove esperienze.
Viene naturale a questo punto chiederti quale tipo di pubblico frequenta il festival ?
Un pubblico decisamente eterogeneo; dall’amante del jazz al musicista, dallo studente al professionista. Anche se non posso fare una catalogazione precisa, quello che posso dire è che il pubblico proviene sia dalla provincia di Rieti che da Roma e Viterbo. Ho conosciuto persone che per alcuni concerti (tutti sempre gratuiti) sono arrivati da Perugia, Terni, L’Aquila, Teramo, Pescara. Va anche detto che non tutti vengono con l’obiettivo principale di assistere ai concerti: c’è anche chi vuole solo partecipare alla kermesse delle strade del borgo, godersi il fresco dei sui480 metridi altezza. Ma va benissimo così, perché piano piano si crea cultura intorno al jazz, ci si avvicina a questa musica e si apprezza questo gioiello rappresentato da Fara Sabina.
Sulla passione per Fara non posso che venirti appresso ! Ma come va l’alchimia tra borgo e festival ?
Io a Fara ci sono nato e ci vivo, quindi magari non sono obiettivo, ma fammi dire che Fara Sabina è un borgo storico meraviglioso ed è l’ambientazione adatta per un festival come il Fara Music. I concerti in piazza, le mostre fotografiche sul jazz lungo la via, le degustazioni all’interno dei vicoli, le installazioni d’arte moderna, gli artigiani all’interno delle cantine, la didattica all’interno dei palazzi storici, le scenografie virtuali sulle facciate dei palazzetti, le jam session sulla passeggiata, sono tutti ingredienti importantissimi per il successo dell’iniziativa.
I concerti e la didattica insieme mi sembrano un mix vincente …
In effetti i seminari al Fara Music sono davvero la nostra forza. I workshop estivi avvengono durante i giorni del festival e quello invernale all’interno del Convento delle Clarisse. Ogni anno raggiungiamo il massimo delle iscrizioni e siamo costretti a chiuderle perché non ci sono abbastanza alloggi. Circa 300 studenti provenienti da tutta Italia hanno fin qui frequentato i nostri corsi, ottenendo un attestato importantissimo per il proseguimento della loro carriera. I costi dei seminari sono poi tra i più bassi in Italia, con i più quotati insegnanti a livello nazionale, così come sono estremamente bassi i costi degli alloggi all’interno del Convento delle Clarisse. Infine, ancora una volta, c’è il borgo: i concerti così come la didattica all’interno dei palazzi storici hanno un sapore diverso. Si respira cultura, essendo poi tutto a misura d’uomo, gli studenti sono a contatto 24 ore al giorno con insegnanti e concertisti, e tutto questo crea un’atmosfera magica
Fammi esplorare un altro aspetto. Cosa significa il festival in termini di indotto per il territorio ?
Il festival, chiaramente, non solo porta avanti un discorso culturale ma in questi anni è stato in grado di creare per Fara e la Sabina un importante flusso turistico. L’anno scorso, nel corso della settimana, abbiamo registrato circa diecimila presenze. Tra musicisti e studenti riempiamo tutte le strutture ricettive della zona: il Convento, gli agriturismi, le case affittate dai privati. Ti dirò di più: io sono convinto, e Fara Music lo dimostra, che eventi culturali ben organizzati sarebbero in grado di rivitalizzare non solo dal punto di vista culturale ma anche da quello economico un centro storico che d’inverno conta circa 250 abitanti. Credo quindi che il Fara Music Festival sia un buon esempio per molti.





