La Sabina ha due gioielli incastonati nella sua terra: i laghi del Turano e del Salto. Nati per volere dell’uomo ottanta anni fa, vivono dello stesso respiro, collegati tra loro da un canale sotterraneo per bilanciarne i bacini ed assicurare continuità di produzione elettrica. Forse è proprio il fatto di essersi improvvisamente andati ad inserire in vallate che non erano loro a renderli particolari, a donar loro una natura quasi alpina, colori e luci futuriste fino alla tonalità dell’acciaio quando le nuvole scure del temporale filtrano e diffondono la luce solare.
Il colpo d’occhio d’impatto di cui ambedue godono si sprigiona proprio dall’avere in un attimo condizionato e mutato la natura, il naturale
fluire delle pendici di monti e colline e, soprattutto, lo scenario degli abitati umani.
Il lago del Turano rende in modo immediato queste sensazioni con i tre borghi di Castel di Tora, Antuni e Colle di Tora a comporre una geometria perfetta con Antuni divenuto un’isola al centro del lago.
La quinta che si apre arrivando al lago dalla provinciale che si diparte da Poggio Moiano è assolutamente memorabile con Castel di Tora e la sua rocca che svettano su un bastione di roccia a strapiombo sull’acqua.
Lago del Turano: la storia
Ripercorrerne con il dovuto dettaglio la storia richiederebbe spazi diversi da questi, ma bisogna subito dire che la valle del fiume Turano è stata abitata da sempre, come testimonia la memoria della antica città Sabina di Thora poi romana, la cui collocazione è ancora incerta ma di cui il borgo di Castel di Tora ha ripreso il nome mutando, nel 1864, l’originario Castel Vecchio.
Comunque Castrum Vetus e Castrum Antoni (Antuni) riemergono dai secoli bui per costituire – su due colli uno di fronte all’altro che chiudevano in una gola il fiume Turano – due castelli di controllo e difesa di quel territorio all’epoca delle invasioni saracene del IX e X secolo. La prima citazione nei documenti dell’Abbazia di Farfa (che dispone dell’archivio che conta quando si vuol datare qualcosa in Sabina) è del 1035. Nel 1092 fu proprio l’Abbazia ad entrarne in possesso come donazione dai Rusticelli – Guidonisci, insieme al monte Antuni, l’antico “Castrum Antoni“.
Corradino di Svevia a Castel di Tora
Si susseguono gli eventi e Castel Vecchio è feudo prima dei Brancaleoni prima e dei Mareri poi. Va citato che proprio a Castel Vecchio si rifugia nell’agosto del 1268 Corradino di Svevia, ultimo degli Hohenstaufen a governare il Regno di Napoli e Sicilia prima di proseguire verso Vicovaro, nel vano tentativo di sottrarsi alla cattura da parte degli Angioini che si impadronirono del suo regno.
Nel 1440 il feudo di Castelvecchio, che faceva a quel punto parte dello Stato Pontifico, passò agli Orsini sino al 1634 quando passò ai Borghese fino all’abolizione del sistema feudale nel 1806.
Il Borgo di Castel di Tora
Se il contesto paesaggistico è d’eccezione, il borgo non è da meno. La sua origine difensiva non può sfuggire al visitatore, sia per la torre poligonale (XI secolo) che sembra come emergere da una gigantesca formazione rocciosa che rappresenta essa stessa un formidabile bastione di difesa mentre due torrette di età più tarda (XV sec.), collocate nelle attuali via Turano e via Cenci, rivelano i resti della cinta muraria che proteggeva l’intero perimetro cittadino. Completamente restaurata è poi la Chiesa si San Giovanni Evangelista che recentissimi restauri ci restituiscono perfetta sia nell’edificio che negli affreschi e nelle tele in essa conservati.
A dare poi alla visita un senso una valenza quasi “didattica” è il prendere conoscenza della numerosità e della omogeneità degli interventi di recupero degli edifici privati (di cui parliamo più diffusamente nell’ intervista con il Sindaco di Castel di Tora, Giovanni Orsini): una testimonianza preziosa di rispetto ed amore per la nostra storia bellissima a vedersi.
Una festa da non perdere
Il Polentone di Castel di Tora si tiene la prima domenica di Quaresima. Si tratta di una imponente polenta cotta in un calderone sul fuoco di legna e condita con un sugo magro di baccalà, aringhe, tonno e alici. L’ultima domenica di settembre potete poi recarvi a Castel di Tora per la Sagra degli Stringozzi
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